Allora, possiamo passare un periodo a tu per tu con la Chimera a questo punto, visto che nella sua casa definitiva, dopo un lungo lavoro di studio, delle luci, di tutto, >> è proprio quello che abbiamo voluto, una possibilità per chiunque di entrare qui e a tu per tu con la chimera, quindi non avere distrazioni, non avere elementi multimediali, movimento, colori. Abbiamo la chimera. Chi entra nella stanza si trova qui di fronte al mostro che ruggisce esattamente come si doveva trovare Bellero Fonte, l'eroe greco del mito, che l'ha sconfitta. In realtà la Chimera originariamente era rappresentata insieme con Bellero Fonte in un gruppo, un gruppo statuario in cui dobbiamo immaginare qui proprio dove siamo noi, il cavallo a lato Pegaso su cui Bellerofonte con la lancia sta minacciando la chimera che si difende. La testa del capro è già ferita, morente e quindi con l'ultima l'ultimo respiro, l'ultima difesa, la chimera ruggisce contro il suo nemico e il serpente che è stato montato in questa posizione dal Carradori nel 700, in realtà in origine probabilmente scendeva in basso e minacciava Bellerofonte allo stesso modo e quindi abbiamo la possibilità di entrare nel mito. Il visitatore si trova esattamente nell'antro della Chimera, in questo spazio con le luci soffuse che è stato ripensato qui come fosse un teatro, un un teatro con questa cavea circolare con le sedute e un sipario sul quale si sta l'ombra incombente e minacciosa della chimera. La chimera è una belva composta da tre nature diverse. Il leone feroce con questa criniera dai petali infuocati, lingue di fuoco che circondano la testa, eh è una stilizzazione quasi arcaica che però si sovrappone a un corpo estremamente dettagliato e realistico. Eh si capisce che l'artista etrusco non aveva mai visto un leone. Infatti la posa in cui si è rappresentata la chimera è una posa più adatta a un grande cane che sta per saltare o abbaiare e quindi l'animale che somigliasse di più a un leone che poteva aver visto il un artista etrusco era un grande cane, un molosso, qualcosa del genere. La testa del capro invece è molto più realistica effettivamente e è rappresentata con questa eh attitudine patetica eh sofferente. È stata ferita al collo, ormai trapassata e sta per morire. E invece nella testa del serpente non abbiamo l'originale. Quello che vediamo qui è solo un restauro settecentesco perché eh quando fu trovata c'erano alcuni frammenti, probabilmente appartenenti alla coda, che non sono stati conservati nelle collezioni e che sono stati sostituiti in questo modo con un restauro integrativo da parte di Carratori che aveva bisogno di attaccare la coda in due punti. Quindi si è inventato questa idea di eh un serpente che morde il corno del capro. Il dettaglio anatomico delle superfici è impressionante con queste vene e queste le ossa, i muscoli che guizzano, sembra davvero viva. E questo sistema di illuminazione è eccezionale, nuovo, che ha permesso di eh raggiungere questa definizione dei dettagli visibili a occhio nudo affrontando il mostro e quindi vedendo la chimera dal vivo, cosa che non era mai stata prima. La Chimera per tutta la sua lunga storia dal 1553 a oggi non è mai stata da sola in una stanza. Questa è la prima volta che si trova da sola, essendo il numero uno della nostra collezione, in un posizione monumentale come fosse al centro di una piazza, una piazza rotonda, un monumento che è di tutti, è aperta a tutti. numero uno, lo ricordiamo perché è il numero uno d'inventario. >> Dell'inventario, certo. Sì, è il numero uno dell'inventario. Chimera è un monumento di stile eclettico e tipicamente etrusco, cioè mette insieme elementi classici ed elementi arcaici combinati in un modo mirabile. Nessun artista greco avrebbe realizzato un'opera in questo modo e il leone è estremamente stilizzato per quanto riguarda i tratti del volto. sembra una una maschera quasi gorgonica, una rappresentazione stilizzata, non realistica, che in qualche modo stride, ma si eh collega mirabilmente con la rappresentazione anatomica dettagliata di tutto quanto il resto e in qualche modo ci fa pensare a una creatura impossibile di di un altro mondo che non è non è reale, una creatura del mito. Purtroppo non abbiamo i resti del della seconda parte del gruppo scultorio di cui faceva parte la Chimera, cioè Bellero Fonte a cavallo. All'epoca del suo ritrovamento fu trovata una zampa di cavallo e segnalata nelle cronache che probabilmente apparteneva al Pegaso, ma non è stata conservata fino a noi. sono stati portati a Firenze insieme con la Chimera e lo stesso duca Cosimo I si dilettava insieme a Benvenuto Cellini a pulire la chimera e questi bronzetti con arnesi da orefice. Per un archeologo è sempre un'anomalia isolare un oggetto e presentarlo da solo in una stanza. Ecco perché, nonostante la volontà di rappresentare la chimera monumentale al centro dello spazio per essere il simbolo del museo e del collezionismo granducale di stato, si è voluto aggiungere anche uno spazio dedicato agli unici tre bronzetti che sono stati identificati tra quelli che originariamente sono stati trovati insieme con la chimera. Abbiamo una statuetta di Giove, eh Tigia, il Tigia etrusco, rappresentato in atto di libare, quindi di versare un'offerta liquida con una coppa. eh un grifone, un grifone eh che quindi sta bene con la chimera, cioè un un altro mostro alato eh e ibrido composto da un leone e da un'aquila e anche un giovane offerente eh in una posa atletica, quindi una posa eroica con il torso nudo che eh come Giove è nell'atto di libare, quindi di fare un'offerta. Eh sappiamo che c'erano molti altri bronzetti, ma non sono stati descritti. Si sa solo che ce n'erano diversi, alti 29 cm, un piede, quindi circa 30 cm come questi due più alti, ma molta molti di questi bronzetti saranno probabilmente parte delle nostre collezioni, ma non è possibile identificarli. è anche un bronzo parlante, >> nel senso che c'è un'iscrizione, effettivamente Chimera è etrusca anche sin dalla sua produzione perché nella stessa cera persa è stato realizzato un un'incisione è stata realizzata un'incisione che poi si ritrova nella scultura. La parola Tinskville significa sacro, originariamente sacro a Tinia, cioè a Giove, però non possiamo essere sicuri che fosse Tinia la divinità a cui era offerta la la Chimera. Uno dei bronzetti che sono stati trovati insieme a lei effettivamente rappresenta il dio Giove, Tinia, per cui è possibile che fosse la divinità titolare del culto, ma non ne possiamo essere sicuri. E la presenza dell'iscrizione ci dice che la Chimera era un oggetto votivo, cioè non era una statua monumentale solo per il godimento del pubblico, ma era stata offerta alla divinità e quindi si trovava in un santuario, un luogo di culto e forse è stata seppellita perché proprio perché è sacra e quindi anche dopo essersi rotta, visto che aveva le zampe rotte, la coda mancante potrebbe essere stata seppellita nel luogo sacro. Oppure non, dato che non abbiamo dati archeologici sicuri, eh, perché nessuno ha potuto fare lo scavo archeologico nel 500, è possibile che fosse stata considerata un oggetto da rifondere o eventualmente che fosse stata colpita da un fulmine, quindi seppellita perché toccata dalla divinità. >> C'è anche la storia della chimiera dal suo ritrovamento in poi che è una storia che incombe esattamente come quest'ombra. Sì, la storia, l'idea di rappresentare questa stanza come un teatro è proprio perché la Chimera racconta delle storie, non racconta solo la storia del mito, ma racconta tutte le valenze, i simboli che la Chimera ha avuto nel tempo, prima, quando era un simbolo delle aristocrazie che consideravano la chimera come la rappresentazione del popolo in rivolta, quindi con tante teste, una bestia impossibile, con tante teste. E poi quando è stata ritrovata nel 1553 a novembre, ecco, il 15 novembre del 1553 divenne il simbolo di Cosimo I, che da duca di Firenze voleva diventare gran duca di Toscana, che in latino si dice Magnus dux Etrurie, quindi voleva essere l'Etrusco Redivo, il nuovo condottiero degli etruschi che stava riunificando la Toscana nel momento in cui si scontrava con Siena. Siena aveva come simbolo una lupa capitolina, era dalla parte del Papa e quindi si presentava come un'erede di Roma. E invece lui, Cosimo, con l'aiuto di Vasari, che era il suo consulente culturale, ha voluto eh presentarsi come un nuovo etrusco, un novello etrusco. L'Echimera è diventata questo simbolo, un simbolo di unione per la Toscana, un simbolo di eh sconfitta di tutte le minacce, di tutte i pericoli del del mondo antico, cioè dall'antichità fino a oggi. nel rappresentazione come la vediamo adesso, la Chimera, però non ha più quella valenza di un popolo in rivolta, quindi una bestia con tante teste. Oggi noi tante teste pensanti le vogliamo, quindi è un simbolo anche di unione. Una una bestia, come dice lo pseudo Apollo Voro, una creatura con la potenza di di tre belve, il leone, la capra e il serpente. Quindi era una creatura molto potente, proprio perché prendeva la la propria capacità da tutte e tre le diverse nature. >> Prima di ritornare al Museo Nazionale di Firenze, la chimiera è stata ad Arezzo, che è, insomma, la sua casa originaria, se così possiamo dire. Abbiamo un sacco di commenti sotto i primi video di presentazione degli aretini che dicono "Sì, ma adesso ce la ridate e come la giustifichiamo?" La storia della Chimera qui al nazionale, insomma, in realtà non fu rubata. >> No, assolutamente no. La Chimera è stata trovata nel momento in cui Cosimo stava fortificando le mura di Arezzo durante la guerra contro Siena, perché in quella guerra, nel 1553 era chiave Arezzo. Chi avesse controllato Arezzo aveva le maggiori probabilità di vincere la guerra. Tantoè vero che i senesi stavano cercando di corrompere gli aretini o comunque portarli dalla propria parte. Quindi c'era questa eh questo scambio, gli aretini decisero di rimanere fedeli a Firenze, quindi erano eh sudditi fedeli del Ducato di Firenze e quindi sono stati il punto di partenza dell'Unione della Toscana. La chimera è stata questo simbolo, tant'è vero che Vasari, che era il consulente culturale di Cosimo I, volle che ven che venisse portata a Firenze e esposta nel salone di Leone X a Palazzo Vecchio, proprio come simbolo dell'unificazione sotto il dominio di Cosimo e nelle sue memorie scrive: "Non l'ho fatto per far piacere agli aretini miei compatrioti e farli quindi far bella figura, ma al contrario perché il nostro duce Cosimo è il domatore di tutte le fiere oggi e quindi è il simbolo e il Leone vicino nel salone di Leone Xo si trovava bene. Quindi in realtà non c'era questa idea, questa competizione in quel momento, al contrario c'era una una fase di unione. Ovviamente il tempo è passato e adesso magari ci sono altre idee su come funziona, ma la Chimera ha avuto una lunghissima storia a a Firenze, più oltre 500 anni, quasi 500 anni che si trova a Firenze e che non si compara con la storia che ha avuta ad Arezzo che invece probabilmente è stata nel dal momento in cui è stata realizzata nel 400 a.C al momento in cui è stata sotterrata probabilmente prima dell'età romana. Noi abbiamo degli altri materiali bronzetti che sono stati trovati risalgono al terzo secolo, quindi quello è il termine dopo il quale deve essere stata seppellita, quindi potrà essere stata 200 anni esposta nel santuario di Arezzo presso la porta San Lorentino e poi dopo è stata sotto terra. Il momento in cui è stata ritrovata, il 15 di novembre il registrazione del ritrovamento dice che subito il duce, cioè il duca di Firenze volle che venisse portata a Firenze stessa, com'era per tutte le opere d'arte che venivano trovate quell'epoca nel nel Ducato.
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