Partiamo con la seconda sessione. Presentiamo le dottoresse Francesca Doretti e Maria Luisa Borgioli. La dottoressa Francesca Doretti e la dottoressa Maria Luisa Borgioli sono membri del comitato scientifico di Algea, portano competenze complementari e di grande valore. La dottoressa Francesca D'Oetti è psicologa dell'età evolutiva e psicoterapeuta ad orientamento sistemico relazionale. La dottoressa Maria Luisi Borgioli è medico chirurgo, psicologo clinico e psicoterapeuta con una lunga esperienza nella riabilitazione psichiatria e nella supervisione clinica. Il loro intervento ci ricorderà quanto la fibromialgia coinvolga non solo il corpo, ma anche la sfera emotiva, relazionale e identitaria. Ci parleranno del valore della terapia di gruppo e del lavoro condiviso come strumenti di sostegno, consapevolezza e crescita. Dottoressa, a voi la parola. Francesco. >> Buongiorno. Buongiorno a tutti. Grazie Susanna della presentazione, grazie ad Algea per aver organizzato questa giornata di informazione preziosa per tutti noi. In quanto psicoterapeuta sistemico relazionale e conduttrice di gruppi, conosco bene il potere trasformativo che il gruppo ha in questo contesto. Infatti il cambiamento non avviene nella relazione terapeutica uno ad uno, ma attraverso un confronto paritario attivo tra individui che in maniera diversa vivono conflitti e difficoltà e cercano di condividerle con pari per trovare insieme un confronto. Per cui per l'incontro di oggi ho scelto di presentarvi alcune tipologie di gruppo ai quali una persona intenzionata di sperimentare un approccio di gruppo possa rivolgersi e alcuni benefici che un paziente fibromialgico possa riscontrare. Parlando di gruppi, avrete senz'altro sentito parlare dei gruppi di auto mutuoaiuto a cui Annamaria poco fa si riferiva. Questi sono incontri gratuiti tra individui che spesso vengono promossi da associazioni e guidati da un facilitatore, un facilitatore che non conduce, ma che agevola la comunicazione tra i partecipanti. hanno solitamente una cadenza mensile, sono facilmente accessibili e si basano sulla riservatezza e sull'assenza di giudizio. Offrono ai partecipanti la possibilità di superare l'isolamento e valorizzare ciascuno le proprie risorse. L'ottica è quella della reciprocità. Per l'aiuto che io ricevo, cerco di dare agli altri il medesimo ascolto e sostegno. I destinatari possono essere persone con disagi psichici, relazionali, dipendenze, malattie croniche, lutti. Quindi vedete che l'ambito di interesse e di applicazione è estremamente vasto. Gli obiettivi eh direi che ce n'è uno fondamentale e cioè agire nella promozione di una comunità curante che sia inclusiva, accogliente, ispirata a valori di equità, empatia ed ascolto. Molto frequenti e estremamente efficaci dal mio punto di vista sono i gruppi psicoeducativi. Questi sono condotti da professionisti come psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, nel caso per esempio di pazienti fibromialgiche, reumatologi, fisioterapisti e hanno come obiettivo quello di fornire strumenti e informazioni ai partecipanti. Sono contesti strutturati nei quali i partecipanti condividono le loro esperienze e imparano delle strategie pratiche per affrontare i loro disagi. Si possono rivolgere ad adolescenti, adulti, a familiari di pazienti con disturbi psicologici o medici, disturbi dell'apprendimento, difficoltà di gestione dello stress. Quindi vedete che anche qua l'ambito di applicazione è estremamente vasto. Hanno solitamente una durata limitata che si attesta tra le 5 e i 15 incontri. Ehm e sono proprio mirati a insegnare a insegnare delle strategie pratiche. Migliorare la comprensione del problema oggetto di discussione. Questa è la parte informativa. Potenziare le competenze specifiche di ciascuno. Promuovere, per esempio, l'aderenza ai trattamenti, specialmente nelle fasi in cui la motivazione alla partecipazione, al trattamento decrescere e prevenire delle ricadute. C'è solitamente una parte educativa e informativa dove viene spiegato, per esempio, come può funzionare il sistema nervoso o che tipo di correlazione c'è tra stress, sonno e sintomi. C'è poi una parte più pratica, esperienziale, dove possono essere insegnati degli esercizi di mindfulness, un certo tipo di respirazione che si ritiene particolarmente utile, esercizi corpoi dolci e poi il confronto tra partecipanti dove ciascuno di noi porta quello che ha osservato su di sé e ascolta quello che gli altri riferiscono. I gruppi terapeutici, infine, vengono condotti da uno o più psicoterapeuti che a loro volta usufruiscono di incontri di supervisione con colleghi più anziani che sono estranei all'attività diretta del gruppo. E questi incontri di supervisione sono fondamentali perché è proprio lì che si possono riconoscere dinamiche potenzialmente dannose per il gruppo, conflitti, alleanze e il collega, il terapeuta che dirige il gruppo ha la possibilità di osservare le sue risonanze e il suo livello di coinvolgimento nell'attività del gruppo. Hanno un setting stabile perché il gruppo è fisso e gli incontri sono regolari. vigono regole rigide di riservatezza, di continuità e di ascolto senza giudizio. I destinatari possono essere individui, coppie, famiglie. Può essere applicato questo tipo di gruppo in contesti aziendali di riabilitazione o anche ospedalieri. L'obiettivo è, per esempio, lavorare su schemi relazionali disfunzionali. conflitti interiori e sviluppare competenze emotive e sociali. mirano diversamente dagli altri a una più profonda trasformazione di aspetti legati alla personalità dell'individuo, attraverso le dinamiche relazionali che si generano nel qui e ora all'interno del gruppo. Sono preziosi perché è nel confronto tra pari e le interazioni che si generano tra i membri del gruppo che si svolge il lavoro clinico. Quindi il gruppo funziona come uno specchio. Ogni partecipante può riscontrare degli aspetti di sé riflessi nella relazione con gli altri e questo è strumento di cura. Ehm, ci sono numerosi studi che in passato, ma anche attualmente, sono stati condotti da parte di alcune facoltà in Italia, come la facoltà di Psicologia dell'Università di Padova o anche da parte di alcuni ospedali a Milano, per esempio, il Liguarda, il San Raffaele, ma anche qua in Toscana il Santa Chiara, che hanno riscontrato attraverso le esperienze di gruppo che hanno proposto alle pazienti fibromialgiche nel vissuto di malattia e nei loro racconti dei temi ricorrenti che hanno una fortissima componente relazionale che sono comuni quanto ricorrenti. Io ho cercato di analizzarli e riportarvene alcuni, i più ricorrenti, per esempio in comprensione del dolore cronico da parte propria e altri e delusione che ne deriva. Vi racconto delle pazienti fibromialgiche e pazienti con dolore cronico in generale, costellato da vissuti di questo genere che vengono sperimentati nella relazione con il partner, con i familiari o con altre persone significative. Solitudine, progressivo isolamento e timore di essere abbandonati. Vedete quanto è specifica e ricorrente, no, la dimensione relazionale, indifferenza, scarsa solidarietà, risposte frequenti al dolore come fuga, evitamento, ricerca di protezione o attacco che spesso vanno a implementare il vissuto di solitudine, in capacità a svolgere le comuni attività della vita quotidiana. È proprio per questo, perché la matrice relazionale è ricorrente che un intervento di gruppo potrebbe essere utile in caso di diagnosi di fibromialgia perché le pazienti possano ricevere sostegno emotivo e condivisione in maniera da ridurre questo vissuto di invisibilità che è così tanto ricorrente. comprendere meglio la malattia e acquisire strategie di coping che consentano di migliorarne la qualità di vita. per esempio, apprendere strategie comportamentali come la gestione dello stress o una diversa gestione delle energie e o il concetto di attivazione graduale che sono temi che vengono per esempio trattati nei gruppi psicoeducativi. la riduzione dell'isolamento sociale anche attraverso lo studio e l'analisi della propria comunicazione. Una comunicazione più efficace determina una riduzione dell'isolamento sociale, quindi maggiore interazione e scambio nell'ottica di contribuire ed elaborare una consapevolezza diagnostica. A questo proposito passo la parola a Maria Luisa Borgioli e vi ringrazio dell'attenzione. Ringrazio la dottoressa Francesca Doretti per la spiegazione in realtà anche molto breve di quello che è il mondo dei gruppi. Quindi complimenti davvero. Allora, il discorso della gruppalità è fondamentale, soprattutto per quanto riguarda i pazienti e le pazienti fibromialgiche, perché durante la giornata, ho fatto questa precisazione che è importante, durante la giornata abbiamo parlato soprattutto di donne fibromialgiche, ci sono anche gli uomini e stanno incominciando a venire fuori. Che vuol dire a venire fuori? Vuol dire che incominciano a rendersi conto che eh non è una vergogna ammettere di avere dei dolori cronici e pur essendo maschi e che quindi si possono curare e possono essere presi in considerazione. Sembra una un aspetto banale quello che dico io, ma non lo è perché ha a che vedere con il pregiudizio che c'è intorno a questa patologia. ed è un pregiudizio che è un pregiudizio storico, è un pregiudizio sociale, è un pregiudizio morale, cioè ha tre componenti importanti per cui il fatto che stiano arrivando uomini mi fa ben pensare. Finalmente stiamo sdoganando qualcosa che era incredibilmente difficile da sdoganare. Perché si parla di gruppi in fibromialgia? Un po' per tutto quello che ha detto la dottoressa, no? per l'isolamento, per il fatto che a proposito di pregiudizi, vi vorrei ricordare che non siete isteriche o isterici, anche se l'isteria è un qualcosa che sta ritornando in auge in maniera importante, per cui la dovremmo ristudiare. Piccola piccola parentesi, le patologie psichiatriche sono patologie che sono molto correlate al periodo storico nel quale le persone vivono e quindi l'isteria che avevamo dimenticato che non esisteva più, ora la stiamo riprendendo perché è un era in auge quando c'era stato lo sviluppo industriale, è ritornata purtroppo in auge con lo sviluppo tecnologico. D'accordo? Quindi non siete isterici e non siete isteriche, siete delle persone che hanno una patologia, come hanno detto i miei colleghi, del sistema nervoso e del legata profondamente alla nostra immunità, di cui ancora però non conosciamo perfettamente l'eziologia, l'origine. per cui non conoscendo l'origine siamo qui che cerchiamo tutti noi di darvi una mano con tanto desiderio e tanto piacere, ma ancora non riusciamo a poter farvi stare meglio, non a farvi guarire, perché insomma anche il concetto di guarigione è particolare. Allora, però non mi soffermerò su questo argomento. Allora, per quanto riguarda invece i gruppi, i gruppi sono un qualcosa che ha una valenza estremamente importante, non tanto per la riduzione del dolore in sé, eh, perché se voi pensate di andare a partecipare ad un gruppo di automuto aiuto, ad un gruppo AMA oppure ad un gruppo psicoeducazionale, come ha detto la dottoressa Doretti, per ridurre il dolore, mi sembra che l'obiettivo sia eh sia sbagliato, ve lo dico sinceramente. L'obiettivo invece dei gruppi è proprio quello di costruire una comunità curante, cioè non sono più io da sola che porto il dolore, ma se sto all'interno di un gruppo il dolore, il mio dolore viene un po' portato anche dagli altri e da tutti i partecipanti insieme. Ci sono delle caratteristiche fondamentali per questi gruppi che sono appunto quello dell'assenza di giudizio, termine tremendo. Allora, nessuno di noi può essere assente da giudizio totalmente, questa è una cosa che ci tengo a precisare, però c'è una riduzione di questo, per cui se io decido di partecipare ad un gruppo, decido di sospendere il mio giudizio rispetto ad alcune cose e nel caso dei fibromialgici e delle fibromialgiche sosp spendo il mio giudizio su quanto rompe le scatole, per esempio, o su quanto io le rompa. Va bene? Cioè, proviamo a sospendere intanto questo giudizio. Se noi sospendiamo il giudizio, facciamo un'operazione di liberazione di uno spazio mentale che ci permette di parlare di altro e di parlare dell'isolamento che è la cosa che più fa soffrire le persone con fibromialgia dovuto non solo al fatto che avere sempre dolori diventa una nena fastidiosa per gli altri. ma dovuto anche al fatto che noi stessi fibromialgici o fibromialgiche pensiamo ad un certo punto di essere fastidiosi. Ok? Quindi, se siamo noi primi a pensare di essere fastidiosi, capite bene che diventa difficile poi eh avere una visione che sia una visione più realistica possibile della situazione. Poterlo condividere all'interno di un gruppo permette di sentirsi anche meno fastidiosi, o meglio, io sono fastidiosa, ma è fastidiosa anche lui. anche lui, oddio, guarda, lo lasciamo qui il fastidio, lo sospendiamo, lo mettiamo tutti insieme e forse quando ce ne torniamo a casa ci sentiamo un pochino più leggeri. L'altra cosa importante che ha detto la dottoressa è il setting. Io su questo sono molto rigida. Avete capito che io sono tutto eccetto che una persona rigida, spero, però sui sul setting sono seria, sono rigida. Perché che vuol dire setting? È il luogo nel quale avviene la cosa. Mh. Il luogo è l'ora. Va bene? sul luogo e l'ora. Eh, io sono abbastanza seria e rigida proprio perché se decidiamo che tutti lunedì ci vediamo alle 9:00 di sera, deve essere il lunedì alle 9:00. Se una volta non possiamo, ok, magari, cioè, proviamo a metterci d'accordo, ma se pensate bene che i gruppi non possono essere troppo abbondanti, ma possono essere di 10, massimo 15 persone e già 15 son tantissime, d'accordo? Cioè, mette d'accordo 15 persone su un orario e un giorno diventa impossibile. Primo, ma soprattutto perché dentro la persona si stabilizza un procedimento mentale che dice io il lunedì alle 9 so che ho il gruppo e questo entra a far parte della quotidianità di quella persona. Mh. Quindi il setting è fondamentale. Noi come Algea abbiamo provato in maniera assolutamente sperimentale e naturale a fare un gruppo di cui io ero la conduttrice mh come ha detto la dottoressa, conduttrice non moderatrice. Beh, eh no, perdonami, non non facilitatrice. Ho sbagliato termine. Allora, va bene. conduttrice perché avendo competenze in ambito psichico e essendo appunto uno psichiatra, psicologo eccetera, avevo so come fare a condurre un gruppo, però condurre un gruppo è diverso, cioè un gruppo condotto è diverso da un gruppo di automuto aiuto. Auto significa che sono i componenti del gruppo che si curano fra di loro. Se c'è un conduttore, il conduttore gestisce il gruppo, per cui c'è una reciprocità, ma c'è anche qualcuno che a un certo punto indirizza come deve andare la questione. Abbiamo provato a farlo, devo dire che non è andata male. Poi mi diranno le signore che hanno partecipato, qualcuna c'è. Eh, se se mi sbaglio, vi prego di dirmi se mi sbaglio, non è andata male, tanto che dopo tre quattro volte che ci ritrovavamo, eh poi le signore si intrattenevano anche dopo il Io andavo a casa perché ero distrutta, ma le signore si intrattenevano, stavano un pochino a chiacchierare, tanto che a un certo punto poi si sviluppavano dei pensieri positivi che era "Ma troviamoci anche al di fuori del gruppo, ma andiamo a prendere prendere un aperitivo. Ma cioè e che cosa significa? Significa sostituire mh il dolore con o comunque aggiungere al dolore che uno prova costantemente anche pensieri positivi ed azioni positive. E questo ha a che vedere con la famosa comunità curante. Da soli nessuno riesce a fare niente. Questo non è che lo dico io, l'hanno detto quelli più bravi di me. Mh. Se invece io lo faccio con qualcuno è più probabile che quella cosa riesca a ottenerla. Quando abbiamo pensato, io e la dottoressa Francesca a questo intervento, ci siamo anche dette ma i familiari, vero? Eh, ci siamo dette ma i familiari, perché io posso, cioè noi possiamo anche condurre dei gruppi e vi promettiamo, posso parlare anche per te, ok? e vi promettiamo che ci informeremo sempre meglio per fare dei gruppi che siano gruppi eh funzionanti, funzionali e funzionanti. E ve lo dico oggi e ve lo racconterò il prossimo anno. Eh ve lo racconteremo il prossimo anno se siamo riuscite a a fare qualcosa in questo tanto ci proviamo, va bene? Però tutta la il discorso dei familiari, cioè tutto il discorso delle persone che stanno intorno ad una persona con un disturbo fibromialgico non va sottovalutato assolutamente perché io posso stare meglio ma poi torno a casa mia e ho mia figlia che mi fa "Ah, però tu ti stai sempre a lamentarti", eh, ma insomma, ma tutto sommato ah, ma ti alzi la mattina, ti trucchi, cosi, vai a lavorare, eccetera, ma tutto questo dolore dov'è? E questi sono i figli, eh, quelli che dovrebbero capire la situazione. Beh, lasciamo perdere i compagni, le compagne, i genitori, i parenti stretti, gli amici. Gli amici. Mh. Allora, che vuol dire? Che sono tutti degli avversari, no? è che molto probabilmente anche loro hanno bisogno di essere educati. Mh, per cui sarebbe bello pensare e ci si rifletteva a dei gruppi con persone ma malate di fibromialgia, ma anche dei gruppi con i familiari a proposito psicoeducazionali. Passo un attimo il microfono alla dottoressa Doretti che aggiunge una cosa. >> Sì, ecco, questa è l'ottica delle multifamiliari che vengono, per esempio, istituite nelle comunità di recupero per tossicodipendenti di cui ho fatto parte. Per cui, così come periodicamente si incontravano lì i familiari degli utenti in trattamento, succedeva poi che altrettanto periodicamente, anche se con una cadenza un pochino con un respiro un po' più ampio, eh le persone che erano in trattamento e i loro familiari si incontrassero tutti insieme per un progetto che aveva obiettivi di questo genere, quindi condividere eh alcuni contenuti con il il caro o la cara in trattamento, quindi potrebbe essere una bella idea da da elaborare. Parliamo. >> Allora, concludo dicendo che il gruppo poi non è andato avanti per colpa mia, mi prendo tutte le responsabilità. non è andata avanti per colpa mia, perché era una cosa che avevamo messo su in maniera sperimentale, stava anche funzionando, ma purtroppo anch'io sono un essere umano, ho avuto dei problemi e quindi non è andata avanti. Contto di riprenderlo, cioè appunto nell'ottica che dicevo insieme alla dottoressa. Grazie di averci ascoltato e spero che abbiate anche voi delle proposte.
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